https://sites.google.com/site/lucacoclite/home/projects
https://sites.google.com/site/lucacoclite/home/live-set
https://sites.google.com/site/lucacoclite/home/bioselect-exhibitions
lucacoclite@yahoo.it
lucacoclite@ramdom.net
luca.imagenotavailable@gmail.com

 






TOTAL DISPLAY (work in progress 2015)

CARTOGRAFIE DELL'IMMAGINARIO curated by Marco Trulli e Marcella Brancaforte, installation view, Padiglione Chiarini Carletti, 
La Quercia (Viterbo). 2015

SUPERIOR DISPLAYS #5 video/animazione, 2', sound, 2015.

SUPERIOR DISPLAYS #4 digital print on paper, collage, 50x70cm, 2015.


RETRO-DISPLAYS, print on pressboard 13x18 cm, 2015. Vintage postcard di Santa Maria di Leuca. Bambina che, attraverso
un binocolo, osserva la costa di fronte.

SUPERIOR-DISPLAYS #3, print on wallpaper glue pack, 12x8x4 cm, 2015. Lago artificiale di Campotosto riformato su di una scatola di
colla per parati.

VHSSS, print on paper, vhs glove compartment, 2015. Alcuni animali dello Zoo Safari di Fasano.

SYNTH SCAPE, Print on paper and felt, 50x70 cm, 2015.




DERIVA (Nowhere Gallery, Milano, 2015)


DERIVA Luca Coclite e Giuseppe De Mattia, video-installation, mixed-media, 2014. Installation View from Exhibition at Nowhere Gallery, 
Milano.

Casella di testo

(ITA)
Il mare racconta da sempre storie. Le ascoltiamo sempre meno. Abbiamo bisogno di un’epica contemporanea per sopravvivere alla parcellizzazione della realtà. Un’epica che riporti le giuste proporzioni del mondo. Un canto capace di farci sentire di nuovo indifesi. Coclite e De Mattia costruiscono un’opera che parla di Eroi, una mitologia minimalista e per questo profondamente vera. (Orio Vergani)

(ENG)
The sea always tells stories. We listen to it less and less. We need epic, to survive a multiform reality. An epic who reports the right proportion of the world. A rime to feel ourselves once again helpless. Coclite and De Mattia builds a work about Heroes, a minimalist mythology therefore so true. (Orio Vergani)


(REVIEWS)
Atpdiary
Artwort




DERIVA (book) by Giuseppe De Mattia e Luca Coclite, published by NOWHERE GALLERY, graphic concept, blisterZine.



CASA A MARE (2015)

CASA A MARE a project by Luca Coclite and Giuseppe De Mattia , curated by Claudio Musso. Installation view.

Report vernice e giornate di apertura

Casella di testo

Il progetto Casa a Mare di Luca Coclite e Giuseppe De Mattia, a cura di Claudio Musso, è stato presentato con successo durante le giornate di Arte Fiera 2015 presso gli spazi di Blocco 24, mercato dell’usato sito in via Cincinnato Baruzzi, 1 a Bologna. 

Durante la serata inaugurale di giovedì 22 gennaio è stato possibile visitare l’ambiente ricavato in un’ampia stanza della sede ospitante e assistere ad una particolare azione performativa, il cui soggetto non era un corpo o una persona bensì un’automobile. Nel cortile antistante l’ingresso principale di Blocco 24 è apparsa un AlfaSud del 1976 di colore verde ramarro, in perfetto stato, che recava sulle fiancate e sul portellone posteriore il logo “Casa a Mare” appositamente concepito degli artisti. I visitatori incuriositi hanno dapprima osservato il veicolo e successivamente si sono introdotti nell’abitacolo che ospitava alcune opere (sotto forma di pomello della leva del cambio, telo da mare su sedile posteriore, parasole su parabrezza) e un intervento sonoro del musicista Dominique Vaccaro basato su una composizione di suoni d’ambiente in cui era facile riconoscere il canto delle cicale in piena estate. L’auto in questo modo è divenuta una capsula spazio temporale che ha trasportato il pubblico sorpreso e divertito in una dimensione calda, lontana dal luogo in cui si trovava. 

La stanza di cui gli artisti si sono appropriati all’interno del mercato dell’usato è stata allestita con mobili (credenza, tavolo, sedie) trovati nello stesso mercatino nel tentativo di ricreare l’atmosfera della “casa al mare” in cui l’arredamento è usualmente ricavato con materiali di recupero, a volte anche attraverso piccole operazioni di bricolage a cura degli stessi abitanti. Nello spazio, così allestito, sono state inserite le opere prodotte da Luca Coclite e Giuseppe De Mattia a firma congiunta. Alle pareti scatti fotografici amatoriali d’epoca e immagini prodotte per l’occasione davano il senso della ricerca in atto: elementi portanti dell’estetica architettonica di villeggiatura (infissi in materiale anticorodal) si accostavano alle carrozzerie di auto consumate dall’usura (e dai lunghi tempi di utilizzo). Dalle parole degli artisti: «La scelta di utilizzare il mercatino come luogo della nostra installazione è stata mirata all’innesco di una "corsa all’acquisto" da parte degli spettatori, tra cui collezionisti e curatori, generando dunque un'analisi concreta del sistema economico dell'arte. La scelta sottolinea anche il forte parallelismo tra il mercato, il consumismo, l'iperproduzione degli oggetti che successivamente affollano luoghi come questo e la controtendenza che nelle “case al mare” è data dalla manutenzione, dal “rimettere” a nuovo e dal resistuire nuova vita, nuova dignità alle cose. Anche di questi paradossi vive fortissimo la nostra ricerca».

La seconda casa e l’auto (intesa come dimora sussidiaria) da soggetti delle analisi artistiche sono divenute contenitori privilegiati per gli interventi di Coclite e De Mattia. 

Parte integrante dell’esposizione erano inoltre due multipli in serie limitata: una cartolina recante una vera chiave del modello AlfaSud e un blister contente il kit completo di adesivi per trasformare qualsiasi automobile nel modello “Casa a Mare”. «Abbiamo voluto giocare»  spiegano ancora gli artisti «citando numerose campagne pubblicitarie di note case automobilistiche e autosaloni, che, tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, davano la possibilità di vincere un'automobile vera provando a metterla in moto con la chiave allegata alla cartolina. Allo stesso modo ci piaceva l’idea di generare dei multipli con una funzione “reale”: il blister degli adesivi può essere messo sotto vetro o aperto e utilizzato davvero così come la cartolina con la chiave “Hai Vinto!”».

Il progetto Casa a Mare che si struttura come un processo in fieri, un laboratorio dinamico prevede appuntamenti futuri che avranno sia un carattere performativo che installativo, parte integrante dell’operazione è la raccolta di appunti visivi disponibile sulla pagina facebook del progetto.

press

Fb page





"Casa a Mare" all works on website CASAAMARE.NET


AUDIENCE (COMING SOON)
picasion.com 21Hp2


DERIVA (2014)


"DERIVA"  Coclite/ De Mattia - multimedia, installation view, Assab One, MIlano. 2014




"DERIVA" HDvideo transferred on blu-ray disc, color, sound, pvc screen 236x140 cm. Installation View - "Al limite Sconfino" 
Forte Stella. Porto Ercole. Comune di Monte Argentario (GR). Curated by Adiacenze. 2014.



(Watch full-length video)



(Ita)
"DERIVA" abiti rammendati, legno di faggio, plexiglas, 44x34x28; HDvideo transferred on Blu-ray DVD, colore, suono, 9’.11”; 2014.

L'installazione è composta da un lavoro di Giuseppe de Mattia e un video di Luca Coclite. L’opera comprende una teca con all'interno 
alcuni capi d'abbigliamento ritrovati lungo la costa del basso Salento, racchiusi e preservati dal tempo, e un video nel quale, sullo stesso 
lembo di terra, viene catturata un'imponente mareggiata invernale. 
De Mattia recupera abiti ritrovati tra i sassi e gli scogli ai piedi della vecchia colonia Scarciglia, sull’estremo lembo di terra del capo 
di Leuca. Li raccoglie, li lava in mare come per decretarne una nuova vita e poi se ne prende cura rilavandoli e rammendandoli come se 
dovessero essere rimessi in uso. 
In un gesto metaforico e romantico si prende cura dello scarto del tempo, di ciò che da qualche parte, di fronte a quella costa, è stato 
perso, abbandonato, strappato via e lo rende una reliquia dei nostri tempi. Il video di Luca Coclite ripercorre l’iconografia dell’elemento 
naturale “mare” ponendo l’accento sul significato dicotomico, fisico e mentale. Quest’ultimi sono i filtri secondo i quali dovranno 
passare in primis il benessere materiale e spirituale di ogni individuo. 
Nella costellazione di simboli antitetici, che vanno dal romanticismo a oggi, il mare racchiude una miriade di significati capaci di 
scatenare una serie indefinita di sentimenti contrapposti. Nell’accezione negativa, ad esempio, è la separazione e lo stracciamento
il mare in tempesta è il riflesso dei conflitti umani. Al contrario il mare traduce perfettamente il desiderio o la volontà di svincolarsi dai
limiti sociali o comunitari. L’attraversamento del mare è un viaggio doloroso che è elevato a cura. 
L’opera è realizzata con il supporto di Ramdom, all'interno del progetto "Indagine sulle Terre Estreme".

(Eng)
"DERIVA" Recovered clothing, beech wood, Plexiglas, 44x34x28; HDvideo transferred on Blu-ray DVD, colour, sound, 9’.11”; 2014.

Deriva (Drift) is a composition of a work by Giuseppe De Mattia and a video by Luca Coclite. The work includes a transparent case 
containing clothes found along the coast of the lower Salento, stored to be preserved from the passing of time, and a video that 
captured a massive winter storm happening on the same land strip. De Mattia retrieves clothes found among the rocks below the 
old colony Scarciglia, at the end of Capo di Leuca. He collects them, washes them into the sea to bring them to a new life, 
and he finally takes care of them as if they were to be put in reuse. 
Through a metaphorical and romantic gesture he takes care of something that got lost, abandoned, ripped off, and he transforms it into 
a relic of our times. Coclite's video traces the iconography of the natural element "sea", with an emphasis on its dichotomous, physical 
and intellectual meaning . Those are the filters to be considered to achieve the spiritual and material well-being of every individual. 
Within a constellation of antithetical symbols, ranging from Romanticism to the present, the Sea encompasses a myriad of meanings 
able to trigger undefined mixed feelings. For instance, in the negative sense, it represents the separation and estrangement; 
a stormy sea might embody the reflection of human conflicts. At the same time, the sea perfectly expresses the desire of disengaging 
from social or community boundaries. Crossing the sea is a painful and therapeutic trip towards a better life. 
The art work was carried out thanks to the support of Ramdom, in the framework of the project “Investigation on the Extreme Lands”


IMAGINARY HOLIDAYS (2014)

IMAGINARY HOLIDAYS (Radio- Grecia), digital photo, 2014

IMAGINARY HOLIDAYS (Radio-Grecia), tape, field recordings radio frequency, 30', 2014/2015. Limited edition 1/9.




"IMAGINARY HOLIDAYS" (temporary public space installation and  video-set in action)


"IMAGINARY HOLIDAYS" digital photo on polijet, iron structure, 160x200x50 cm.




IMAGINARY HOLIDAYS (Extract from HDvideo)

Click here for view imaginary holidays exhibition at Lastation

(ITA)
INDAGINE SULLE TERRE ESTREME.
Luca Coclite "IMAGINARY HOLIDAYS".
Prodotto e curato da Ramdom. Direzione Paolo Mele.
All’interno di Progetto GAP, Ideato e curato da Francesca Marconi. 
L’intervento di Luca Coclite ha come soggetto la storica Colonia Scarciglia che sorge sul sacro promontorio di Santa Maria di Leuca.
Le colonie temporanee, simbolo del boom economico, che trovano origini sin dall’800 come ricovero estivo terapeutico per i bambini, 
affetti principalmente da tubercolosi ossea o articolare, si ritrovano a essere una rarità. Quasi del tutto estinte, principalmente a causa 
delle difficoltà economiche degli enti locali, rimangono disseminate lungo il territorio diverse strutture vacanziere dismesse, quasi a 
contrassegnare i diversi luoghi paesaggistici: montani, marini, urbani e rurali. Alcune di queste, nel tempo riconvertite perlopiù a strutture 
alberghiere o culturali, altre invece abbandonate a loro stesse, si fanno carico del tempo che agisce su di esse come testimonianza di una 
memoria quasi del tutto svanita.
Questo è il caso della Colonia Scarciglia di Santa Maria di Leuca. L’edificio porta ancora con sé una forte carica espressiva, nonostante gli 
svariati interventi di recupero, del tutto fallimentari, che l’hanno costretta a riversare in uno stato di degrado.
“Imaginary holidays” è un’azione temporanea evocatrice delle vacanze temporanee effettuate all’interno dell’edificio, allo stesso tempo 
risultante del fallimento “contemporaneo” e delle sue utopie sociali.
Per il suo intervento l’artista ha creato una momentanea massa fumosa che ha occultato la grande struttura, contrapponendosi tra il punto 
di vista dello spettatore e il paesaggio circostante. Coclite agisce nel tentativo di unire le due dimensioni paesaggistiche, una atrofizzata 
e l’altra vergine, confondendone i tratti, arrivando ad una cancellazione momentanea e ideale dello stabile in disuso. La massa fumosa, 
per alcuni minuti, ha indebolito visivamente la struttura ponendone l’accento sull’ingombrante presenza fisica che nel momento della 
scomparsa rivela il processo di rappresentazione.
(Leggi l'intervista su pizza magazine)


(ENG)
INVESTIGATION ON THE EXTREME LAND
Luca Coclite, Imaginary Holidays. Produced by Ramdom, Progetto GAP , 2014.
The temporary colonies are symbol of the economic boom, which are originated from the XIX century as a therapeutic refuge for children, 
suffering mainly from bone or joint tuberculosis.
These colonies are a rarity. Almost extinct, with the passing of time, mainly due to the economic 
difficulties of local authorities, various structures vacated and abandoned remain scattered on the territory, as if to mark the different places 
landscape: mountain, marine, urban and rural areas. Some of these, with the passing of time, have been converted into hotels or cultural facilities, 
while others were left to deteriorate. The buildings take over the time, acting like evidence of a memory almost completely vanished. This is the 
case of the Colony Scarciglia of Santa Maria di Leuca, which stands on a sacred promontory in the extremity of Italy. It brings a strong emotional 
charge despite the various interventions of recovery. Some of those interventions completely failed, leave evidence; a sorry state of decay. 
“Imaginary holidays” is a temporary action, evocative of the summer holiday carried out inside a building, at the same time resulting of the failure 
of “contemporary” and of its social utopias. Through the use of detonator smokes and stick rubbing, the artist created a temporary smoking to 
obscure the point of view of the viewer and the surrounding landscapes. Coclite act in an attempt to merge two landscapes dimensions: one 
populated and the other virgin, confusing the traits and coming to a momentary and ideal cancellation of the stable into disuse.
This concealment 
for several minutes, aimed to weaken the structure visually fixing the emphasis on the cumbersome physical presence that in the moment of its 
disappearance reveals the process of representation. The intervention has been thoroughly documented through photography and video recording. 
The documentation closely follows the process of the decaying imagery of the colony.
In the frame of “Investigation on the extreme land”, Produced and curated by Ramdom. Directed by Paolo Mele.
As a part of Progetto GAP, curated by Francesca Marconi 
( Read the interview on pizza magazine. Only italian text, sorry)



TWO VIEWS, ONE LAND (2014)


TWO VIEWS, ONE LAND. digital photo, 2014.

TWO VIEWS, ONE LAND. digital photo on advertisement hoarding 6x3m. Posto Vecchio (LE). 2014.  (In the frame of “Investigation on the 
extreme land”, Produced and curated by Ramdom. 
Directed by Paolo Mele. As a part of Progetto GAP, curated by Francesca Marconi). gapgapgap.tumblr.com 

TWO VIEWS, ONE LAND. (Video).


ABOVE DISPLAY (2014)



                                                                  "Above display" plotter on forex, ø 30, 2014.



FINAL TOURIST INFO FOR PROVISIONAL MOUNTAINS (2014)

"FINAL TOURIST INFO FOR PROVISIONAL MOUNTAINS" (view installation, an) Senso Plurimo 5, curated by Marinilde Giannandrea, 
Cantieri Teatrali Koreja 11.01.14 - 06.02.14, Lecce.








Casella di testo

Luca Coclite è nato a Gagliano del Capo e la linea di un orizzonte marino è tra le prime cose che probabilmente i suoi occhi hanno visto. Raramente affiora nel suo lavoro ma se ne ricava un’eco dentro la costruzione di una metafisica del paesaggio pensato come una distesa che sconfina oltre i propri limiti. Un paesaggio immateriale, prodotto con le immagini di luoghi che circolano in rete, che per loro stessa natura tendono a escludere ogni esperienza fisica e dove lo sguardo non può trovare punti d’appoggio o riferimenti stabili. Un borderless territory, un “territorio senza confini”, al tempo stesso reale e simbolico, che in questo caso scorre lungo la linea di un orizzonte balcanico e si smaterializza in un segno intermedio, un grelot fluttuante di memoria magrittiana, generando una relazione tra l’immagine fissa delle panoramiche e il fluire delle sfere in movimento.
Sceglie i Balcani e il luogo non è casuale. L’ex Jugoslavia è un territorio simbolico sul piano geopolitico, portatore di identità diverse e articolate, che nel tempo sono state forzatamente unite e che la storia recente ha polverizzato. Dentro la parcellizzazione fisica si innesta la parcellizzazione visiva, una realtà ricreata in forma astratta con un’induzione all’accelerazione del pensiero, alla superficialità della visione, alla frammentazione e sospensione di attimi, perché nei suoi lavori affianca frequentemente all’interesse per le geografie l’attenzione alla dimensione temporale. In questa interazione ricorrente lo spazio si modifica e si sviluppa parallelamente un racconto in cui il tempo non è più flusso continuo ma una scomposizione e ricomposizione di piani dentro traiettorie prive una prefissata teleologia. Lo sfasamento immerge gli spettatori in un universo fluido, che perde i propri riferimenti geografici e culturali e diventa un complesso mentale costituito da immagini volutamente imperfette. Seguendo le direttrici di questo atlante, Coclite ci conduce sul bordo di un “belvedere contemporaneo” dove il visibile si dissocia dal visto e ci si trova immersi in un generico presente. Siamo condotti a ripensare al nostro neo-nomadismo virtuale, costantemente in bilico tra la
speranza democratica del possesso di un mondo globalmente condiviso e la tacita consapevolezza che la sua vera sostanza è di natura intangibile, immateriale e atemporale come quella delle illusioni e dei sogni.
(text by Marinilde Giannandrea).

"No man and a land" plotter print on paper. 26x14cm (1/5) 2013.                 

"Superior display #1 - #2"  plotter print on paper. 26x14cm (1/5) 2014.


Casella di testo

Non toccare terra
Di spazi e nuove specie nei no land di Luca Coclite

“Lo spazio è un dubbio” scriveva George Perec, relativizzando l’esaustività di cose, nomi e città che poco e niente dicono della fitta trama di paesaggi stipati nelle carte degli atlanti. Final tourist info for provisional mountains ci pone di fronte al medesimo sospetto, ma questa volta a esser messo in discussione non è il talento della parola, bensì l’attendibilità della visione, cardine nell’installazione che porta la firma di Luca Coclite, videoartista cresciuto artisticamente in quel di Bologna e autore di questo secondo intervento messo in opera per la nuova stagione di Senso Plurimo.

Fedele alle ricerche precedenti, in Final tourist info for provisional mountains paesaggio e perdita dell’informazione digitale diventano per Coclite occasione per riflettere sul peso e il valore dell’immagine, sul confine tra materiale e immateriale, in luoghi in cui la natura si fa sempre più artificio, velocità, transito. Eppure si assiste ad un’evoluzione in atto nell’indagine dell’artista che non si limita a misurarsi col medium tecnologico, ma trasforma il box in un’architettura “parlante”, una vedetta informatizzata in cui si affastellano falsi vessilli, flyer da cui trapelano unità
di misura fuorvianti, sequenze di frammenti pittorici che, colti nel loro insieme, diventano ipertesto di visioni possibili, tanto più forti quanto effimere sono le suggestioni visive che producono.
È dunque la distorsione, il miraggio, l’errore a farla da padrone in questo concept che manda in frantumi la certezza dell’immagine nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Non c’è verità se non c’è esperienza dello spazio, profondità, campo d’azione. A memento il tappeto di immagini che si susseguono nel loop del video in mostra: visioni da cartolina, di montagne e bionde distese di grano scannerizzate da un vecchio almanacco sui Balcani, non rendono giustizia al tempo, alla storia, agli ambienti intesi come inizio o fine di qualcosa. A questo appiattimento dell’immaginario, Coclite risponde operando azioni di segno opposto e contrario. Preleva brandelli di territorio che racchiude e scompone in filtri analogici. Dà luogo e corpo a nuovi paesaggi mixando alto tasso di oggettività e illusione. Crea “miraggi superiori”, terre di nessuno. Nuove specie di spazi dove non si tocca terra, se non con gli occhi.

(Critical text by Valeria Raho)


"Final Tourist Info For Provisional Mountains (excerpt)" HDvideo, animation, color, sound, 7' 48", 2014.


"Provisional Mountains guide" magazine rack and four plotter print on paper, variable dimension, 2014.








NO LAND AND A MAN (The Others, art fair, Adiacenze,Torino 2013)

"No land and a man, nomadic landscape elements" full view. The others, art fair, Torino 2013.





"No land and a man" (from left to right)-Party, paesaggio con errore-Digital print on forex,19x36cm.
-No land and a man- stone, felt and holograms generator,2013. -No man and a land- two plotter print on paper. 26x13cm 2013.




"No land and a man" stone, felt and holograms generator, 2013.






UPSTAIRS NOISES (Video, color, sound, found footage, 9' 45" , 2013)



NOMADIC LANDSCAPE ELEMENTS (Verona 2013)

"Nomadic Landscape Elements" Luca Coclite - Andreco, artcodefactory e Adiacenze, 2013. Chiesa di Santa Maria in Chiavica, Verona. 
(Particolare della teca e Veduta della video-installazione).




UPSTAIRS NOISES (2013)


"non m'interessa l'aspetto scientifico del fenomeno o da cosa esso possa dipendere. Di tale fenomeno m'interessa il tentativo estremo, 
da parte dei testimoni (uditivi/oculari), di "vedere il sentire".
UPSTAIRS NOISES (found footage, 2013).



DEMOCRATIC BIG SWITCH (2013)



"Democratic Big Switch" Luca Coclite-Giuseppe De Mattia, video-installation, Plexiglass screen, digital-print on lucid paper, DVD, 
found-footage video, 40', Hi-Fi- two speakers, 2013. Installation view, Spazio11, Festa di Cinema del Reale Specchia (Le).





WALL FRAME (2013)

'WallFrame' Digital press on pvc, collage, wood, 3x3m. BLUorG, Bari.


‘Wall frame’ è il titolo dell’intervento di Luca Coclite, artista e videomaker salentino. Per Coclite il muro è una separazione ma parallelamente 
anche uno schermo, un monitor sul quale proiettare la vita nel suo divenire, ‘just in time’. Il muro, nella fattispecie, supporta dei frame,
estrapolati da immagini video, alterati nella originaria immaterialità e pertanto trasferiti sulla superficie mediante solide asticelle di legno. 
’artista dunque annulla l’effimera consistenza dei frame e li converte in elementi plastici con un’operazione dal retrogusto concettuale che riporta
l’arte alla sua antica identità di manufatto. Ciò che resta è una distorsione percettiva che costringe lo sguardo ad una messa a fuoco più teorica 
che visiva utile a riposizionare i confini tra reale e virtuale, a ripensare il rapporto tra il mondo e la sua rappresentazione. E se il monitor o 
qualsivoglia interfaccia rappresentano i confini oltre i quali immergersi nel virtuale, il muro di Coclite, paradossalmente, è il luogo dove dal virtuale 
si torna al reale. vera, in quanto soggetto, di un sapere o di un potere o di una storia. C'è invece un'interazione, che vuol dire in fin dei conti uno 
svolgimento o un riavvolgimento di tutte le azioni possibili. Nella realtà virtuale tutto è effettivamente possibile, ma la posizione del soggetto è 
pericolosamente minacciata, se non eliminata.
a cura di Marilena di Tursi.




NOMADIC LANDSCAPE ELEMENTS  Adiacenze, Bologna. (2013)

"Video-shoot of mounting exhibition "Nomadic Landscape Elements"


WALK ON THE WILD SIDE NATURE 
Walk on the wild side è la quinta traccia di Transformer, primo album solista di Lou Reed pubblicato nel 1972. Contrariamente a quanto 
si creda, questa canzone è un omaggio al romanzo scritto da Nelson Algren nel 1956 A Walk on the Wild Side, uno dei veri romanzi beat 
di quella generazione, una reale passeggiata sul lato selvaggio della vita. Non vi è apparentemente niente in comune tra quanto detto 
sopra e i lavori “uniti” dalla volontà concettuale condivisa di Luca Coclite e Andreco. Poi, immergendosi letteralmente nel lato selvaggio 
di una natura, ora più che mai, vissuta, sentita e riutilizzata come pretesto simbolico, qualcosa si affianca all’immaginario sonoro della 
canzone di Lou Reed. Che siano gli interventi a olio su carta di Andreco, le fotografie anagrammate di Luca Coclite, la piccola felce di 
Andreco o il rendering mappato su due finestre dello spazio espostivo di Luca Coclite, il discorso cambia di poco. 
Benvenuti in una lunga e continua passeggiata su due nature, due paesaggi, due lati differenti della stessa strada: un cammino che ha 
avvicinato i due artisti, che hanno certo due approcci opposti al trattamento della Natura ma che poi, lentamente, si ritrovano in alcuni 
momenti del percorso scoprendosi diversi ma simili.
Il punto costante, l’elemento pulsante, è il dato naturale, in ogni suo minimo passaggio, dal primo istante vitale fino all’inevitabile 
esplosione nello spazio e nel tempo. Vediamo allora Andreco che, scientificamente, procede nella fase iniziale prolungandone i passaggi 
al fine di poterne anche osservare punti ancora sconosciuti (e i sei dipinti a olio su carta che mostrano l’evoluzione del minerale 
appoggiano tale riflessione). In questo lavoro, reso tramite una semplificazione stilistica, oramai segno e firma dell’artista, vi è tutto il 
percorso e gli intrecci storici scientifici che affascinano da sempre Andreco. Un viaggio rigoroso che estroflette visioni e metafore private 
ed introflette analisi e ricerche di differenti metodologie. Due idee di espansione biologica/emotiva il cui dato analitico/introspettivo 
pervade entrambi i lavori e che invita lo spettatore a iniziare con gli autori un cammino psico geografico, un’esperienza in continua 
crescita nella quale l’omologazione e duplicazione del paesaggio, constantemente presente nella ricerca di Luca Coclite, porta la mostra 
a strutturarsi su vari livelli fisici e mentali.
Nel lavoro di Luca Coclite è il processo sull’immagine di natura e di paesaggio e non il loro valore simbolico/concettuale a tenere in 
pugno l’intera ricerca e quando il prodotto video o fotografico viene finalmente esposto ciò che resta è il residuo visivo di partenza, 
una minima traccia di identità paesaggistica che si piega allo sguardo di Coclite, e non il contrario. 
Non si può non fare a meno di notare l’intrinseca necessità di tornare al dato naturale come a un possibile interstizio residuo di ciò che 
definisce l’abitare urbano contemporaneo, quasi che i due autori tentassero una nuova definizione di sguardo, una nuova proposta di 
ricerca analitica, anche quando quelle stesse visioni sembrano essere rubate da un treno in corsa o da un piccolo taccuino di studio. 

Fabiola Naldi "testo critico della mostra NOMADIC LANDSCAPE ELEMENTS, doppia personale, 
Luca Coclite e Andreco, Adiacenze, Bologna.





 "Paesaggio con errore" seven digital prints on forex, 19x36cm, 2013 installation view, Adiacenze 
Bologna.
 
                            


"Hiding Place for Horizons" video site-specific(loop),double channel,sound,2013. Adiacenze, Bologna.



"Conversazione Aptica di fine giornata" videoHD,color,sound, 2013.Installation view, Adiacenze 
Bologna.




"nomadic landscape elements" Luca coclite-Andreco,videoHD,color,sound,2013.Still from video.

TURBARE TURBACO

Scena, elementi, pesi narrativi 

Il concetto è molto semplice: il paesaggio nasce quando si decide di apparecchiare una scena naturale. Il paesaggio è un 
allestimento visivo, frutto di una creazione, di un punto di vista. L’immagine forse più famosa che racconta il semplice 
concetto è “Vulcano d’aria di Turbaco”, incisione tratta dalle Vues des Cordillères et monuments des peuples indigènes de 
l’Amérique, l’atlante pittoresco pubblicato a Parigi nel 1810 da Alexander von Humboldt. 

Cosa curiosa: grande stupore ed elettrizzante scrolling down nel trovare su archive.org Vues des Cordilères… completamente 
consultabile e scaricabile in PDF, digitalizzato e reso disponibile dalla sponsorizzazione della University of Ottawa. 
Eppure la tavola 41 (Turbaco) non c’è. Piuttosto, tra i commons in rete, c’è Google Books a darci la possibilità di ammirare 
l’incisione, non dentro l’atlante di von Humboldt ma all’interno di Il costume antico e moderno o storia del governo, 
della milizia, della religione, delle arti, scienze ed usanze di tutti i popoli antichi e moderni, provata coi monumenti 
dell'antichità e rappresentata cogli analoghi disegni dal dottor Giulio Ferrario, del 1826, anch’esso peraltro su archive.org, 
grazie in questo caso alla University of Illinois Urbana-Champaign. Altro scrolling down! In fondo c’è la lista delle tavole! 
Eppure non compare il Vulcano d’aria. Congiura contro Turbaco. 

Cosa sto raccontando? Un lavoro di estrazione dal contesto. La tavola è a sua volta frutto di una scena ben più ampia, di un 
milieu culturale, fuori dal quale assume un valore “alterato”. Non farcela trovare è un ottimo modo per disattendere alla 
missione dell’illustrazione, che è veder scomparire la propria individualità, la propria natura di “elemento” importante quanto 
gli altri. Presentificare una cosa assente equivale ad aumentarne il peso specifico. Non c’è ma si sente. La cosa curiosa è 
una parabola che racconta di come una scena è turbata dall’isolamento di una delle sue parti. Ipotesi: forse la 
standardizzazione è la costruzione di scene dalle quali è impossibile estrarre un elemento e dare a esso un peso superiore 
ai suoi pari, per esempio facendolo scomparire? 

Dice Farinelli, nel saggio “L’arguzia del paesaggio”, contenuto nell’insuperato I segni del mondo. Immagine cartografica e 
discorso geografico in età moderna (La Nuova Italia, Firenze 1992) 

“Da insieme di cose esistenti, e perciò tangibili e numerabili, si inizia a guardare ora al paesaggio (si torna in realtà a 
guardare, e si vedrà tra poco) come ad un universo di cose sussistenti, dunque che non si possono né toccare né vedere: di 
nuovo, ma in maniera irriflessa, esso assume non più l’aspetto di un complesso di oggetti, ma la natura di una maniera di vedere.” 

Von Humboldt andava in Sud America e chiedeva a chi era preposto alla restituzione visiva del mondo visitato (la persona 
che illustrava) di apparecchiare la scena perché fosse apprezzabile e comprensibile (e, in un certo senso manipolatorio, 
comprensibile secondo certi termini) alla comunità di ricezione dei dati scritti. Siamo all’interno della Erdkunde, la geografia 
critica, “picco di coscienza scientifica della geografia borghese”, che assume con consapevolezza un punto di vista. Turbaco 
(mettimi qui i vulcanetti, lì la palma, non là, ho detto lì) è esempio dello sguardo critico e costruttivista. In questi casi 
si parla a volte di “tipico”, “pittoresco”, “souvenir”; ma allora non è altrettanto bizzarro Humboldt vestito di tutto punto, 
col cilindro in testa, “in perfetta tenuta da boulevard”, che parla con un indigeno nudo? Nient’affatto, e Farinelli (ivi) 
redarguisce il redarguente Blumemberg (de La leggibilità del mondo) – che si fa beffa del bizzarro modo di vestire del 
geografo - perché quello non capisce che l’abbigliamento fa parte della scena. Anzi, tutto ciò dice molto dell’ironia intrinseca 
del meccanismo di creazione di un paesaggio (la capacità creativa dell’allestimento), che in sé attiva gli stessi meccanismi 
del motto di spirito freudiano (Witz), sostiene sempre Farinelli (sempre ivi). 

Non solo, aggiungerei: Blumemberg isola un elemento, dà troppo peso specifico a qualcosa che nel contesto di ricezione ha funzione 
normalizzante, e non sta lì come elemento che più di altri deve essere notato. Tornando in qua, provo a darne una spiegazione 
semiotica. La scena equivale al “discorso”, alla superficie dell’oggetto di analisi che dobbiamo affrontare. In detta superficie, 
ci sono cose che hanno peso diverso, che ora possiamo chiamare non specifico ma narrativo. In qualsiasi scena o discorso, 
qualunque elemento (umano, non umano, ambientale, artificiale) ha potenzialità di assumere un ruolo che determina la direzione 
narrativa della scena. Ciò che davvero determina chi o cosa assume importanza nella narratività di un discorso è la rete di 
relazioni, e la messa in sequenza degli elementi collegati da detta rete. Lo sapevano bene i lettristi psicogeografi, che 
lavoravano non sugli elementi in sé, ma sulla loro sequenza (destabilizzante nella Parigi haussmanniana). O, ancora, sempre 
i lettristi, al momento di allestire il Potlach, e i collage semantici dei détournement. Leggi: straniamento uguale alterazione 
della normalità di un peso narrativo. Ma come fare se gli elementi standardizzati ci sembrano impossibilitati a emergere da un 
insieme standardizzato? 

Primo: tutto ciò non è la realtà, ma un effetto di senso. Secondo: posto che nel paesaggio standardizzato non abbiamo elementi 
in grado di esprimere, “dentro” la scena, un peso narrativo che li faccia emergere sull’insieme, allora la logica costruttivista 
si basi sul singolo elemento (vedi Andreco e Luca Coclite). Costruiamolo da zero assumendo la coscienza critica di un punto 
di vista. Alla presentificazione di un’assenza si sostituisca la presentificazione di un isolamento. La logica critica si 
concentri nel confezionare l’elemento. Che, una volta buttato nella scena, la scompaginerà. 

Anzi, l’elemento farà scena a sé. 

Turbando l’insieme. 

Gaspare Caliri per NOMADIC LANDSCAPE ELEMENTS,Adiacenze,Bologna. 



HIDING PLACE FOR THE HORIZONS HDvideo, colour, sound, 3:42 minutes, 2013. Fotografia in collaborazione con Annalisa Lazoi. 
(Stills from video).





CONVERSAZIONE APTICA DI FINE GIORNATA VideoHD, colour, sound, 4:44 minutes, 2013.






PAESAGGIO CON ERRORE seven digital prints on forex, 19x36cm, 2013.
 
   
  
   

    
    
  
  
 
  


  NOMADIC LANDSCAPE ELEMENTS Luca coclite-Andreco,videoHD,color,sound,2013.(extract from video)





TEMPORARY COLLAPSE (2012)

TEMPORARY COLLAPSE Video full-HD, color, sound, 9', year 2012. (extract video)

Una visione "collassata" dell'immagine che assiste il passaggio dal  "tempo" alla "temporaneità". Un'immagine resa inerte da una fruizione 
sempre più protratta al vedere "tutto in una volta". Un "immagine temporanea" nonostante tutto poetica, simile all'architetture temporanee 
ad uso estivo "fuori stagione". 



THE LAST CIGARETTE (2012)

THE LAST CIGARETTE found-footage, 2012



THE IMPOSSIBILITY CONSTANT (2012)

THE IMPOSSIBILITY CONSTANT videoHD, double channel, colur, sound -Alberto Piccinni, 3:43 minutes. 2012.


Il video "the impossibility constant", girato nel Gennaio del 2012, a Capo di Santa Maria di Leuca (estremo lembo d'Italia), è un video 
(loop) a doppio canale con sonoro (soundscape).
Le apparenze immobili e le immobilità apparenti, assemblaggi d'immagini immerse nel quotidiano e colpite da luce naturale, costituiscono 
un doppio canale visivo - al limite dello speculare - dove le immagini si attraggono e si respingono. 
Il rinforzo di un costante dis-equilibrio, tra bellezza e orrido, e la coesione tra i due estremi della condizione umana (amandone una, 
accettandone l’altra e viceversa) rimanda a simbologie e iconografie che raccontano la geografia di chi è abituato a far riferimento a 
una memoria di un luogo documentato come la fine della terra conosciuta mentre per alcuni, al contrario, è la "porta d'accesso " alla 
speranza e al futuro. 
Le vele strappate dal vento, i rimandi iconografici a un evento tragico che cambiò il mondo, rasenta il concetto di "memoria collettiva 
 che nel suo ammontare segna il cambiamento. 



JOURNEY INTO FRAGILITY (2012)

JOURNEY INTO FRAGILITY -second step-  HD Video, color, 2012. (video extract).

“Journey into fragility-second step”: realizzazione video d’autore per la seconda tappa del progetto itinerante di Maria Rebecca Ballestra 

ispirato alla “carta di Arenzano per la terra e per l’uomo”.

Il soggiorno a Berna presso il Progr Zentrum fur Kulturproduktion (www.progr.ch), per Maria Rebecca Ballestra e Luca Coclite, è stata 

un’esperienza estremamente interessante e molto formativa dal punto di vista artistico. 

Ispirandosi al primo punto del Manifesto di Arenzano per la Terra e per l’Uomo: la nostra relazione con la Terra implica anche doveri e 

responsabilità, Maria Rebecca Ballestra ed il video artista Luca Coclite hanno cercato di investigare il ruolo della politica in un mondo globale 

sempre più interconnesso. Possiamo ancora considerare la politica solo un sistema di amministrazione ed organizzazione della società, come 

espressione degli interessi particolari di questo o quell’altro stato? O possiamo forse immaginare un nuovo approccio della politica, capace di 

discutere gli interessi dell’uomo come specie, al fine di preservarne la sopravvivenza e la continuità? La Svizzera ha una lunga storia di neutralità 

ed ha spesso svolto il ruolo di mediatore nella costruzione dei processi di pace, per questo motivo rappresentava il luogo ideale dove iniziare una 

discussione sul nostro pianeta, come bene comune dell’intera umanità.. 

www.journeyintofragility.com




INDAGINE A CIRCUITO CHIUSO (2011)


click on image to video view 

http://worksx.altervista.org/indagine_a_circuito_chiuso.swf
click on image to video view 



PROHIBIDO FIJAR CARTELES EDIFICIO HISTORICO (2011)

PROHIBIDO FIJAR CARTELES EDIFICIO HISTORICO, Digital photos on waste paper, Buenos Aires 2011.






WITH THE CONSENT OF ALL (2011)

fumes on plexiglass. dvd. 2011



CONDENSATION WITH SENSATION (2011)

Condensation with sensation // 
hologram (water vapour) 
                
























Le figure impercettibili che abitano lo spazio non si lasciano vedere, ma bloccano il movimento; non si fanno riconoscere, ma non si 
fanno ignorare. Queste immagini interferiscono con lo stesso statuto che le definisce, sfumando i termini e i confini. L’impressione 
alla base del processo fotografico si alleggerisce, sovvertendo il suo stesso funzionamento e aprendosi ad altre, nuove espressioni. 
Condensation with sensation è un dispositivo complesso, composto da un proiettore, una lastra di vetro che funge da schermo e un 
umidificatore utilizzato per creare il vapore necessario alla percezione dell’immagine proiettata. 
È un dispositivo complesso perché mette alla prova la percezione, la possibilità stessa di fruire l’opera e lo fa destabilizzando le 
caratteristiche intrinseche del mezzo utilizzato. 
L’impossibilità di leggere le tracce lasciate dalla luce, in assenza di una superficie che si ponga come filtro, è ovviata dal soffio 
intermittente del vapore, che porta lo spettatore a singhiozzare di fronte alla visione. In quei momenti una patina di condensa 
ottunde la trasparenza del vetro, concedendo così all’immagine di delinearsi.  
L’ambiente si trasforma in una camera ottica, nella quale il ‘respiro’ della macchina per il vapore scandisce l’analisi dell’impressione 
della luce sulla lastra/schermo, seminando indizi e sottraendo certezze. Il “foto-grafico”, nel suo senso letterale, è il soggetto di 
una mise en scène che,indipendentemente dalla durata dell’esposizione, non arriverà mai a iscrivere il suo passaggio sul supporto 
che l’accoglie. Si apre una crisi nel cuore stesso del concetto d’immagini, che fa vacillare il loro statuto per indagarne le singole 
caratteristiche, alzare il velo che copre una nozioni che, forse, è necessario aggiornare. 
(Testo di Claudio Musso/Marianita Santarossa)




video-installazione site specific: video (loop), vetro, umidificatore, videoproiettore, timer a 
ciclo continuo (15 min. Off/15 min. on) 
dvd(3':40") loop. 2011.(Photo Annalisa Lazoi. Condensation with sensation, Galleria Adiacenze,Bologna).
Veduta dell'installazione

Proiezione (Condensation off)

Proiezione (Condensation on)



UNTITLED (2011)

UNTITLED  video-proiezione site specific, video/animazione su dvd (27" loop),2011. 
(Condensation with sensation, Galleria Adiacenze, Bologna, Photo Annalisa Lazoi)





THE NAKED IMAGE (2011)

THE NAKED IMAGE dittico, stampa digitale su pvc, 60x120 cm. 2011. Photo Annalisa Lazoi.




NEW SON(G)S (2010)

NEW SON(G)S mini/dv, color & B/N,  2'18'', stereo. 2010

Le immagini video sono state registrate nell’estate del 2009 nella città di Skopje (Macedonia). New son(g)s è innanzitutto un gioco di 

parole e di significati nella quale, all’interno della stessa parola “son(g)s”, convogliano verso il concetto di “futuro” le frasi: “nuovi figli” 

(new sons) e “nuove canzoni” (new songs). In fase di post-produzione il ribaltamento alternato dei punti di vista rende i soggetti 

(in questo caso i bambini) allo stesso tempo “reggenti” e “retti” da quello che è e sarà il loro mondo. 

I bambini diventano il collante delle due parti della città di Skopje (notoriamente in contrasto culturale): la città vecchia 

(prevalentemente musulmana) e la città nuova (prevalentemente ortodossa). Le due parti sono unite dal vecchio ponte sul fiume Vardar 

dove avviene la scena.

view video 

http://www.arthub.it/index.php?action=video&video=572




PSYCHOAIR (2009)

Psychoair, animazione video, colore, stereo, durata 2' , 2009.



COME SE FOSSE TEMPO (2009)

COME SE FOSSE TEMPO miniDV (loop 1'),  color ,stereo, 2009. 
(frames video)


GOOGL(E)ND 2009


VIAGGIO AL TERMINE DELLA RETE

intervista a Luca Coclite a cura di Claudio Musso. (Intervista tratta dalla 

mostra online “Viaggio al termine della rete” all’interno del progetto 

“The word is yours”, 2009).


CM: Una volta solo architetti e urbanisti, oggi invece anche antropologi, 

geografi e semiologi dello spazio si interrogano sui delicati limiti semantici 

della parola mappa. Cosa si prova ad arrivare alla fine del mondo virtuale?


LC: Nel corso degli anni, col perfezionamento degli strumenti proporzionale

al notevole incremento tecnologico, i sistemi di mappatura topografica e 

terrestre hanno subito radicali trasformazioni passando da un era di 

“generalizzazione” ad una nuova era di “raffinatezza”. Il passaggio graduale 

da rappresentativo a “conformativo” hanno reso questi potenti mezzi, preziosissimi 

e utili strumenti alla portata di tutti. 

Se la pianta di un edificio, notoriamente, è generatrice di esso, allo stesso modo 

la mappa è generatrice dei nostri viaggi immaginari e reali. A rincarare la 

dose di “mappatura conforme” è stato il superbo motore di ricerca “Google” che 

conferisce ad essa nuovi poteri , rivestendola di un nuovo aspetto multi_dimensionale. 

Sono le nuove applicazioni di googlemaps come street view, google latitude 

(nuova tecnologia di geolocalizzazione volta a stimolare nuovi modi di relazioni 

interattive) a catalizzare l’interesse di antropologi o semiologi e non solo. 

In un certo senso, l’aver reso vacillante l’aspetto iconico della mappa ,con la 

possibilità di muoversi a 360° in essa, non è solo un passo in più verso la fine 

del “mondo virtuale” ma soprattutto un passo verso l’incoronamento del sogno/paradosso 

di Borges e della sua mappa in scala 1:1...utilizzare una mappa perfetta significa 

percorrerla al posto del territorio corrispondente...


CM: Perché l’attenzione dell’artista si è posata sui sistemi di mappatura satellitare? 

Non si tratta ancora una volta dell’intramontabile fascino indiscreto per gli 

“errori di sistema”?


LC: La sfera emozionale degli artisti è un contenitore incolmabile. Non vi è 

dubbio che con l’avvento dei sistemi satellitari , l’uso sfrenato dei g.p.s. o 

addirittura servizi di geolocalizzazione degli UTENTI (con le diverse chiavi di 

lettura) abbiano stimolato l’interesse dell’artista che intravede in queste nuove 

realtà (laddove l’errore è sempre in agguato), oltre al valore estetico, un’occasione 

per comunicare e apprendere. Credo si tratti dell’intramontabile fascino indiscreto 

di creare strutture all’interno di altre strutture.


CM: I livelli di realtà, con particolare riferimento a quelle cosiddette simulate, 

proliferano e si moltiplicano esponenzialmente. A un tale incremento quantitativo 

corrisponde un eguale calo qualitativo?


LC: Si certamente, soprattutto se col termine qualitativo si fa riferimento, 

oltre che all’estetica, anche ai contenuti. Credo che le nuove realtà simulate così 

come l’imporsi del web 2.0, abbiano modificato la posizione dell’individuo/utente 

non più visto in una posizione di margine o di isolamento ma bensì come persona 

proiettata in una rete di contatti e relazioni. In ogni caso ,siamo coscienti che la 

realtà è ben altra cosa, il gap che intercorre tra simulato e reale è insito nel fatto 

che per il momento nessuno di noi potrebbe vivere totalmente all’interno di un 

software ma, allo stesso tempo, di quest’ultimo non possiamo farne a meno.


CM: Con quali linguaggi si confronta Googl ”e” nd?


LC: In genere, nel mio lavoro si combinano linguaggi differenti che il più delle 

volte ostruiscono la crescita di un’idea stabile. Sacrifico diversi “linguaggi nobili” 

decostruendo e ricostruendo a favore di un linguaggio personale, intriso di aspetti ludici, 

provocatori o addirittura insignificanti. GOGOOGL(E)ND è un gioco di parole “l’andare verso 

la fine”, nellanarrazione etimologica di GOGOOGL(E)ND prende posto anche la particella 

“lend” inteso come “prendere in prestito”. Il “già fatto” delle avanguardie storiche compie 

un evoluzione che detta col linguaggio della rete si trasforma nel “copia/incolla”. 

Infine GOGOOGL(E)ND è: l’ennesima analisi dello statuto dell’immagine (in rete) e 

l’autofagia degli aspetti contenutistici dell’immagine destinati a scomparire.





THIS VIDEO IS NO LONGER AVAILABLE (2006)

THIS VIDEO IS NO LONGER AVAILABLE miniDV, rec. error, color, stereo, 5', 2006.



SOPRAVVIVERAI?

click on image to video view
http://www.arthub.it/index.php?action=video&video=538




IMAGE NOT AVAILABLE (2006)

IMAGE NOT AVAILABLE stencil on canvas. 2006