VIAGGIO AL TERMINE DELLA RETE

intervista a Luca Coclite a cura di Claudio Musso. (Intervista tratta dalla 

mostra online “Viaggio al termine della rete” all’interno del progetto 

“The word is yours”, 2009).


CM: Una volta solo architetti e urbanisti, oggi invece anche antropologi, 

geografi e semiologi dello spazio si interrogano sui delicati limiti semantici 

della parola mappa. Cosa si prova ad arrivare alla fine del mondo virtuale?


LC: Nel corso degli anni, col perfezionamento degli strumenti proporzionale

al notevole incremento tecnologico, i sistemi di mappatura topografica e 

terrestre hanno subito radicali trasformazioni passando da un era di 

“generalizzazione” ad una nuova era di “raffinatezza”. Il passaggio graduale 

da rappresentativo a “conformativo” hanno reso questi potenti mezzi, preziosissimi 

e utili strumenti alla portata di tutti. 

Se la pianta di un edificio, notoriamente, è generatrice di esso, allo stesso modo 

la mappa è generatrice dei nostri viaggi immaginari e reali. A rincarare la 

dose di “mappatura conforme” è stato il superbo motore di ricerca “Google” che 

conferisce ad essa nuovi poteri , rivestendola di un nuovo aspetto multi_dimensionale. 

Sono le nuove applicazioni di googlemaps come street view, google latitude 

(nuova tecnologia di geolocalizzazione volta a stimolare nuovi modi di relazioni 

interattive) a catalizzare l’interesse di antropologi o semiologi e non solo. 

In un certo senso, l’aver reso vacillante l’aspetto iconico della mappa ,con la 

possibilità di muoversi a 360° in essa, non è solo un passo in più verso la fine 

del “mondo virtuale” ma soprattutto un passo verso l’incoronamento del sogno/paradosso 

di Borges e della sua mappa in scala 1:1...utilizzare una mappa perfetta significa 

percorrerla al posto del territorio corrispondente...


CM: Perché l’attenzione dell’artista si è posata sui sistemi di mappatura satellitare? 

Non si tratta ancora una volta dell’intramontabile fascino indiscreto per gli 

“errori di sistema”?


LC: La sfera emozionale degli artisti è un contenitore incolmabile. Non vi è 

dubbio che con l’avvento dei sistemi satellitari , l’uso sfrenato dei g.p.s. o 

addirittura servizi di geolocalizzazione degli UTENTI (con le diverse chiavi di 

lettura) abbiano stimolato l’interesse dell’artista che intravede in queste nuove 

realtà (laddove l’errore è sempre in agguato), oltre al valore estetico, un’occasione 

per comunicare e apprendere. Credo si tratti dell’intramontabile fascino indiscreto 

di creare strutture all’interno di altre strutture.


CM: I livelli di realtà, con particolare riferimento a quelle cosiddette simulate, 

proliferano e si moltiplicano esponenzialmente. A un tale incremento quantitativo 

corrisponde un eguale calo qualitativo?


LC: Si certamente, soprattutto se col termine qualitativo si fa riferimento, 

oltre che all’estetica, anche ai contenuti. Credo che le nuove realtà simulate così 

come l’imporsi del web 2.0, abbiano modificato la posizione dell’individuo/utente 

non più visto in una posizione di margine o di isolamento ma bensì come persona 

proiettata in una rete di contatti e relazioni. In ogni caso ,siamo coscienti che la 

realtà è ben altra cosa, il gap che intercorre tra simulato e reale è insito nel fatto 

che per il momento nessuno di noi potrebbe vivere totalmente all’interno di un 

software ma, allo stesso tempo, di quest’ultimo non possiamo farne a meno.


CM: Con quali linguaggi si confronta Googl ”e” nd?


LC: In genere, nel mio lavoro si combinano linguaggi differenti che il più delle 

volte ostruiscono la crescita di un’idea stabile. Sacrifico diversi “linguaggi nobili” 

decostruendo e ricostruendo a favore di un linguaggio personale, intriso di aspetti ludici, 

provocatori o addirittura insignificanti. GOGOOGL(E)ND è un gioco di parole “l’andare verso 

la fine”, nellanarrazione etimologica di GOGOOGL(E)ND prende posto anche la particella 

“lend” inteso come “prendere in prestito”. Il “già fatto” delle avanguardie storiche compie 

un evoluzione che detta col linguaggio della rete si trasforma nel “copia/incolla”. 

Infine GOGOOGL(E)ND è: l’ennesima analisi dello statuto dell’immagine (in rete) e 

l’autofagia degli aspetti contenutistici dell’immagine destinati a scomparire.